Friday, 3 May 2013

Debito Pubblico vs PIL. Misura coerente di solvibilita'?

La mistificazione a livello europeo del debito pubblico avvenne negli anni ’90 successivamente alla rottura del SME (Sistema Monetario Europeo) che puo’ essere considerato come il predecessore dell’euro. Quella mistificazione venne legalizzata nel trattato di Maastricht del 1992 che cercava di evitare un ripetersi della catastrofe SME e pose le basi per la creazione dell’Euro.

Per capire che cosa e’ in realta’ il debito pubblico occorre partire da alcune definizioni. In economia per debito pubblico si intende il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell'acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ ecc...) destinate a coprire il disavanzo del fabbisogno finanziario statale ovvero coprire l'eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.

Ovviamente un debito di per se (la quantificazione monetaria) e’ poco significativo se non messo in relazione con il reddito prodotto. Ad esempio, indebitarsi per 1000 euro e guadagnarne 100.000 l’anno comporta la certezza della capacita’ del debitore di ripagare il proprio debito, mentre in caso contrario, debito 100.000 e reddito 1000 c’e’ la certezza dell’insolvibilita’ del debitore.
L’economia e la finanza hanno fatto propria questa concezione misurando i paesi l’un l’altro in relazione al debito/PIL in base al quale vengono poi suggerite politiche economiche su misura per i vari paesi.
Seppur concordo sul fatto che il debito in relazione al reddito sia una misura di vitale importanza (se guadagni 30.000 l’anno e’ assurdo che ti indebiti per 10 milioni per comprarti la casa con la piscina perche’ non puoi permettertelo) e’ pur vero che la finanza, ma anche gli economisti, utilizzano una misura “sbagliata” di debito

Riprendete la definizione di debito pubblico di cui sopra: il debito pubblico e’ il debito dello Stato. Ma chi e’ lo Stato? Se guardiamo come la politica e le Banche Centrali hanno operato allora lo Stato e’ brutalmente la somma delle persone che risiedono su un territorio che, in caso di possibile insolvenza dello Stato, coprono una parte di debito attraverso la tassazione. Questo e’ quello che e’ successo in Italia con Monti, e a Cipro con il prelievo forzoso sui conti, in Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda

Ma se quando lo Stato non puo’ piu’ pagare si rifa’ sui propri contribuenti, allora la misura propria di solvibilita’ dello Stato dovrebbe esser data non dal rapporto debito pubblico/PIL, bensi’ dal rapporto tra (debito pubblico + debito privato)/PIL. Se mai fossero guardati questi aggregati la fotografia che oggi campeggia nelle commissioni e nei governi, comprese le politiche, muterebbero notevolmente.
Se consideriamo il solo debito pubblico, la fotografia per l’Italia non e’ per niente incoraggiante se messa in relazione con gli altri paesi. L’Italia e’ seconda per stock di debito pubblico che in relazione al PIL la rende una nazione non sicura su cui investire




La fotografia, e le relative implicazioni, cambiarebbero molto se si guardasse la reale capacita’ di un paese a far fronte ai propri impegni, cioe’ se si considerasse il settore pubblico e privato. La Grecia non costituirebbe piu’ la vergogna dell’Europa, ma piuttosto l’epiteto spetterebbe all’Irlanda, mentre l’Italia passerebbe da seconda a quinta per ammontare di debito

  E’ evidente che la capacita’ di ripagare il debito da parte dell’Italia, la sua forza, sta nell’household in quanto e’ lo Stato che tende ad indebitarsi, mentre l’opposto accade in paesi come l’Olanda. Il grafico sopra forse ci dice qualcosa in piu’: e’ giustificabile un rating BBB per l’Italia e uno AAA per l’Olanda? Se il rating e’ la capacita’ di restituire il credito concesso allora l’Olanda nel complesso e’ meno solvente dell’Italia e quindi la disparita’ di rating non e’ giustificabile puramente dal punto di vista monetario. Considerazioni analoghe potrebbero essere fatte per altri paesi

L'Europa, i politici, i loro consiglieri, dovrebbero imparare a guardare i numeri e giudicarli nel complesso e non per una parte, e in relazione al complesso dato applicare politiche economiche rilevanti

Sunday, 21 April 2013

La democrazia non e’ morta


Ciampi spiego’ in maniera lucida le ragioni del non accettare un nuovo mandato: l’eta’ giocava un ruolo rilevante per gli impegni richiesti dal ruolo istituzionale, e la consuetudine significativa che nessuno dei predecessori fosse stato rieletto. Ciampi sosteneva che quella consuetudine era bene non infrangerla.
Sette anni dopo, il parlamento, Napolitano, hanno ritenuto opportuno infrangerla quella consuetudine. La consuetudine, nient’altro.

Se avete votato PD o PdL e/o satelliti, avete legittimato chi ha contribuito alla rielezione di Napolitano, l'ultima difesa della classe dirigente che ha indegnamente sottogovernato l’Italia nel ventennio post Craxi.
Chi ha votato PdL tace perche’ in quel tipo di politica ci sguazza, come porci nella merda, ma chi ha votato PD come fa a meravigliarsi? Come fai a meravigliarti se hai piu’ di 40 anni? Ti dovresti ricordare la Bicamerale di D’Alema del ’97 e gli accordi segreti o sottobanco, le crostate. Come fai a meravigliarti dopo aver sentito Violante alla camera dirle piu’ o meno apertamente quelle cose?

Chi affetto dal mordo di Grillo, seppur consapevole degli inciuci di cui sopra e della necessita’ di dover mandare tutti a casa (cosa che condivido) deve star calmo, perche’ loro sono il 25% del paese e se vuoi “Marciare su Roma” pretendendo di essere la maggioranza assoluta ho problemi seri a giudicarti persona che crede nella democrazia. A chi ha questo atteggiamento, proprio anche dei leghisti, ricordo sempre che l’Italia ha avuto politici capaci e tra questi c’era Einaudi che voto’ per la monarchia ma servi’ le istituzioni repubblicane nel loro pieno rispetto fino a ricoprine la massima carica.
Se proprio affetti dal morbo volete marciare, fatelo, ma fatelo nelle sedi del PD, non su Roma, perche’ i responsabili della vostra collera sono quelli che illusi da vent’anni hanno continuato a votare PD.

Per fortuna ancora non siamo arrivati ad un governo M5S (magari alle prossime elezioni), ma per il momento, Napolitano II vedra’ partorire Amato III, due garanti dello status quo.
Amato III non sara’ tanto diverso da Monti I. La solita minestra di tasse. Di Monti I il ricordo e’ fresco, ma di Amato I un po’ ingrigito dal tempo. Amato I traghetto' l'Italia dalla Prima alla Seconda repubblica con una finanziaria da 55 miliardi di euro, facendo gia' allora dell'italia una piccola Cipro. Difatti vennero prelevati dai c/c e depositi bancari lo 0.6% dalla sera alla mattina (dopo che Ciampi ne aveva bruciati 40 di riserve della Banca d'Italia).
Amato III dovra’ fare quello che si vociferava prima del trambusto, e cioe’ una manovra da 8 miliardi per quest’anno, e un’altra da 20 miliardi tra il 2015 e il 2017 che casomai puo’ arrivare a 60 miliardi, cioe' una manovra Amato I maggiorata del 20% tanto per tenere conto dell’inflazione.

L'Italia non ha bisogno di tasse, l'Italia ha bisogno di una medicina prescritta gia' dai nostri padri costituenti nell'art.41 della costituzione. L'Italia ha bisogno di liberta' economica. Per far ripartire l’economia il peso del fisco andrebbe ridotto con la spesa, rivedendo sia il sistema fiscale sia quello redistributivo. Il fisco va razionalizzato, va reso semplice quanto certo e facilmente accertabile. La razionalizzazione della spesa dovrebbe avvenire con tagli e redistribuzione a favore della scuola, sanita’ e dello sviluppo di infrastrutture che dovevano essere gia’ in piedi piu’ di un decennio fa. Le tasse e la spesa pubblica sono due facce della stessa medaglia. Se non riduco la spesa le tasse restano uguali o aumentano. Se non riduco le tasse perche’ la spesa resta uguale e ugualmente ripartita, che riforme ho fatto? Nessuna. Ed ecco che il capro espiatorio diventa la Costituzione che e’ sotto attacco da ormai un ventennio.

Se politiche economiche Einaudiane non saranno applicate in Italia, credo che per forza di cose le prossime elezioni vedranno il morbo di Grillo colpire la maggioranza del parlamento. Avremo forse il primo governo M5S, vedremo politiche economiche irrazionali, e l’Italia schiantarsi. Dopo oltre 30 anni di tasse e debito crescente basta poco di irrazionale che l’economia salta in aria. Anche se lo scenario e’ macabro, spero il tutto avvenga all’interno dei parametri del corrente capro espiatorio. La nostra costituzione e’ stata scritta da chi il fascismo lo ha combattuto. Il PD e il PdL siano ben consapevoli che riscrivendo la costituzione rischiano non solo di lasciare il paese in macerie, ma anche di lasciarlo con una carta costituzionale cambiata che non dia garanzie quante la presente.

Allora si, la democrazia sarebbe morta

Sunday, 14 April 2013

Non ci resta che piangere


Forse a Roma l’aria condizionata non funzionava, fatto sta, che tra Luglio ed Agosto 2011, qualcuno ebbe il coraggio di nominare Einaudi. L’aria condizionata invece funzionava benissimo; quel barlume di ritorno alla ragione, di speranza, era causato dalla paura. La paura prendeva il nome di spread che veniva iconizzato come il boia alla ghigliottina con noi in ginocchio. Si, in ginocchio, perche’ in ginocchio lo era e lo e’ il paese.
Il tentativo di divincolarsi dalla morte fu affidato a Monti che, con pratiche medioevali, ha curato l’Italia per sanguinamento: lacerandola prima per poi lasciarla morire, sia economicamente sia fisicamente. Gli impiccati abbiamo smesso ormai di contarli, e Massimo Del Papa nel libro In Questo Stato, fa una descrizione cruda, quanto vera, di quello che e’ significato realmente per il paese la cura Monti. Un costo enorme, dettato non da un’ispirazione ideologica (quella sarebbe almeno comprensibile anche se non condivisibile) bensi’ da un’ispirazione preservatrice dello status quo che e’ ormai insostenibile.

Il trascorso anno e mezzo ha visto l’Italia annaspare nelle paludi delle politiche economiche nocive, mentre le istituzioni sono oggetto di contesa e/o distruzione da parte di chi dovrebbe garantirle. Questa ressa – io la chiamo teatrino della politica – provoca la deviazione dell’attenzione e la sua focalizzazione su problemi in realta’ inesistenti e/o secondari.
I dibattiti sono su argomenti piu’ disparati: Enrico Letta, il PD, evocavano gli Stati uniti d’Europa ed Eurobond quando lo spread era sopra 450, sotto quella soglia non se ne parla piu’; la legge elettorale andava cambiata senza che nessuno dicesse come; le liberalizzazioni, che in una sorta di orgia di numeri senza senso tutti le davano, prese singolarmente, come contributrici alla crescita del PIL del 2%, cosicche’ potevi fare come quando vai al supermercato: due liberalizzazioni al prezzo di una e il PIL fa il 5% in 5 anni.

Lo scopo, quello del vecchio parlamento, soprattutto quello del PD, era di arrivare alle elezioni. A votare ci siamo arrivati con di tanto in tanto qualcuno che ci ricordava del boia, costringendoci quindi a genufletterci a qualsiasi soppruso che prendeva il nome di politica economica.
Il PD voleva arrivare al voto con lo status quo preservato, davano Berlusconi morto e Grillo come uno spauracchio da 15%. Avrebbero dominato, nella loro testa a Natale stavano gia’ pensando ai ministri. Ad un mese dalle elezioni, incontrai a Londra, negli studi di un broker, Maurizio Cotta; spacciava per sicuro un Governo PD-Monti. C’erano Hedge Fund, Gestori, e in uno scambio abbastanza animato gli dissi che secondo me un’alleanza non avrebbe retto a lungo e che si sarebbe tornati a votare entro un anno e che veniva troppo sottostimato Grillo mentre non venivano fatti i conti con una legge elettorale che garantiva l’ingovernabilita’ cosi’ come la garantiva il Mattarellum. I fatti hanno dimostrato che avevo ragione: il malessere del paese, il cancro che lo sta uccidendo, hanno prodotto un parlamento ingestibile che fara’, giocoforza, affidamento su un governo PD che dovra’ pettinare Monti mentre smacchia Berlusconi.

Lo stato di caos istituzionale in cui versa l’Italia e’ palpabile. Lo stallo ha prodotto un’anomalia del tutto Italiana con la nomina di 10 saggi che, nella pratica, hanno partorito quanto segue:
1)      una riforma costituzionale: via una camera perche’ altrimenti non si governa;
2)      una riforma di legge elettorale indicandone nel maggioritario corretto al proporzionale la soluzione (come il caffe’ con la Sambuca): forse il Mattarellum che tanto non funziona;
3)      indicazioni sibilline come il miliardo per la CIG o rivedere il patto di stabilita’ interno;
4)      che la principale emergenza e’ il lavoro: grazie dell’informazione, nessuno se ne era accorto.
Il caos istituzionale si riflette poi anche sui partiti dove vedi filosofi incartapecoriti teorizzare, un po’ come fanno i regimi totalitari democratici (Cina), una nuova forma di partito che dovrebbe soppiantare quelli  esistenti. Grazie ancora, abbiamo Grillo per quello, ci basta ed avanza.

La vera informazione e’ che questi 10 saggi sono di fatto una sorta di costituente che nessuno ha eletto, ma qualcuno ha nominato. Pero’ questa cosa passa inosservata, come se fosse irrilevante in una democrazia, quando invece non lo e’, soprattutto quando si tenta di manipolare la forma delle istituzioni. Ma veramente con due Camere non si puo’ governare? Se si, come fanno in America dove, al di la’ del presidenzialismo che riguarda l’esecutivo, c’e’ una sorta di bicameralismo perfetto come in Italia? In Italia sono 20 anni che la parola “riforme” ha una correlazione del 100% con la Costituzione: se qualcosa non va, bisogna cambiare la Costituzione. Perche’ poi bisogna sempre cambiare la Costituzione? Perche’ la Costituzione e non le leggi ordinarie che sono subordinate alla Costituzione? Veramente l’Italia non funziona per colpa della Costituzione? E’ la Costituzione da cambiare o i politici e la politica economica? E’ il cavallo che non e’ vincente o il fantino incompetente?

La volontaria deviazione dell’attenzione dal caos istituzionale ad altre questioni che in alcuni casi rasentano la farsa e’ sotto gli occhi di tutti, ma vengono fatte passare per vittorie e segno di civilta’. Pensate ai debiti dalla pubblica amministrazione e la restituzione di 40 miliardi alle imprese: ammesso e non concesso che glieli ridiano questi soldi, essi rappresentano solo il 40% dei debiti che sono circa 100 miliardi. La realta’ e’ che l’Italia e’ in default bello e buono in quanto restituisce il 40% (per di piu’ finanziato con ulteriore emissione di BTP) mentre ristruttura il rimanente 60%.
La disinformazione generale porta poi a dire bestemmie del tipo: ma lo spread e’ sceso grazie a Monti che ci fa risparmiare. In primis lo spread e’ sceso grazie a Draghi (Monti ha forse contribuito in misura marginale), in secondo luogo i titoli vengono emessi a tasso fisso e le variazioni dei tassi si riflettono sui prezzi e non sugli interessi per il debito emesso, mentre si riflette sugli interessi solo sul debito di nuova emissione. Anche qui, la vera informazione sta sul fatto che, per via dello spread, abbiamo rifinanziato il debito riducendone la scadenza media (come se rifinanziate un mutuo da 20 anni a 15 anni) rinviando un problema di liquidita’ ad una data da stabilirsi. I numeri dei prossimi tre anni sono lievitati a cifre da capogiro secondo quanto riportato da Bloomberg:
1)      Nel 2013 dovremo rifinanziare 257 miliardi e pagarne 37 di interessi
2)      Nel 2014 dovremo rifinanziarne 222 di milardi e pagarne 52 di interessi
3)      Nel 2015  dovremo rifinanziare 186 milardi e pagarne 48 di interessi

Il problema in Italia in realta’ e’ chi Monti rappresentava e rappresenta: una classe dirigente che e’ completamente incapace o cerca semplicemente di conservare lo stato di fatto delle cose. Una classe politica che, a fronte di uscite che saranno sempre piu’ impellenti, fara’ ricorso a nuove tasse e nuovo debito. La mia non e’ fantasia, basta leggere, cercare, ascoltare. Fassina (PD) sostiene che per quest’anno ci vuole una manovra da 8 miliardi, e siamo ancora ad Aprile. Il Ministero delle Finanze dice che ne serve una da 20 miliardi tra il 2015 e il 2017 (gia' pensano a tartassarvi nel futuro rispolverando i piani quinquennali), aggiungendo che che se non lasciano l'IMU ne servono 60 di miliardi, cioe' una manovra Amato maggiorata del 20% tanto per tenere conto dell’inflazione. Fatevi una risata sul “se non lasciano l'IMU” perche’ le tasse in italia sono perpetue, e che serviranno 60 miliardi, con o senza IMU, ce ne accorgeremo.
Ma tutti questi soldi a cosa servono? Le tasse e la spesa pubblica sono due facce della stessa medaglia. Se non riduco la spesa le tasse restano uguali o aumentano. Se non riduco le tasse perche’ la spesa resta uguale e ugualmente ripartita, che riforme ho fatto? Nessuna. Ed ecco che il capro espiatorio diventa la Costituzione

Ma tagliare la spesa per tagliare le tasse e rivisitare il sistema fiscale in Italia e’ un miraggio. A sinistra associano “spesa” alla sola voce “stato sociale” e quindi immodificabile per definizione, mentre eventuali risparmi da tagli di spese indicate come possibili (vedi F35) verrebbero immediatamente girati a qualcun’altro con gli interessi. A destra non fa tanta differenza perche’ spesa pubblica in Italia significa anche finanziamento pubblico a fondo perduto ad una serie di lobbies imprenditoriali (abbiamo rottamato anche gli spazzolini da denti in Italia) che ha consentito il proliferare di industrie inefficenti che hanno drenato l’economia da risorse. Della riduzione delle tasse ne hanno parlato, 5 minuti in campagna elettorale, poi finito lo spettacolo, i musicanti ci tornano a suonare. Perche’? Perche’ lo staus quo e’ ormai insostenibile senza ulteriori salassi. Se la pressione fiscale e’ sopra il 50% significa che la popolazione intera e’ narcotizzata, ci facciamo tutti, siamo tutti tossicodipendenti, tossicodipendenza dallo Stato. E’ tossicodipendente chi non capisce la domanda “si ridurrebbe la pensione di 32000 euro al mese?”. E’ tossicodipendente chi dice che 2 miliardi di euro l’anno spesi per la politica sono ragionevoli. Amato e Dini sono chiaramente da comunita’ di recupero non da nomina alla Presidenza dello Stato. Ma e’ tossicodipendente anche il sindacato che vive in simbiosi con l’impresa non piu’ efficente che viene finanziata in ogni modo: lo Stato, o chi per lui, compra quello che produce oppure si fa una rottamazione; cosi’ la droga Stato passa prima nell’impresa e poi sui lavoratori. Ovviamente a chi non ancora tossicodipendente si toglie l’ossigeno con le tasse al punto da metterli in condizioni di richiedere anch’essi una dose di Stato, ed ecco che tutti, chi piu’ chi meno, ci facciamo di Stato. 
 
Per far ripartire l’economia il peso del fisco andrebbe ridotto con la spesa, rivedendo sia il sistema fiscale sia quello redistributivo. Al sistema fiscale non basta togliere i cerotti messi dai vecchi governi, il fisco va razionalizzato, va reso semplice quanto certo e facilmente accertabile. La razionalizzazione della spesa dovrebbe avvenire con tagli e redistribuzione a favore della scuola, sanita’ e dello sviluppo di infrastrutture che dovevano essere gia’ in piedi piu’ di un decennio fa. Come dice la Costituzione, lo Stato deve essere sociale (non assistenziale) e deve esserlo in un’economia libera di cui ne e’ promotore. In Italia invece la libera economia l’hanno soppressa investendo sulla conservazione, sulle inefficenze, sulle logiche di rendite di posizione. Siamo un paese che non investe in niente da 30 anni. Non investiamo piu’ neanche sulla scuola e un paese che non investe sulla scuola e' un paese che non investe sulle future generazioni e quindi sul futuro del paese. E' come il padre di famiglia che piuttosto che sfamare i propri figli pensa alla propria pancia lasciando i figli affamati, ignoranti, impoveriti e condannati ad un tenore di vita inferiore a quello proprio. Quale figlio avrebbe rispetto di questi genitori? Quale popolo puo' avere rispetto per questi governanti?

E noi, invece di licenziare questi padreterni, siamo qui a vederli come speranza per il paese. Violante, uno dei saggi, D’Alema che sembra ricucire gli strappi interni del PD come uno al capo del partito, Prodi, Bersani, Rodota’, Amato. Tutti papabili come Presidente della Repubblica e nessuno sembra ricordarsi che questa gente e’ dagli anni ‘90 che parla di riforme. La Bicamerale del ‘97 con gli accordi sottobanco e le spartizioni di torta che prendevano le forme di crostate sono storia, confessata da Violante ai cittadini con un intervento alla camera qualche anno dopo. Quando ripenso all’estate 2011 ripenso ad Einaudi e la sua strumentalizzazione, ma ripenso anche al FATE PRESTO scritto a caratteri cubitali, tanto di effetto che ancora oggi qualcuno lo usa per dare enfasi all’urgenza.

Oggi, Aprile 2013, se l’ugenza la si vuole risolvere con chi e’ dal ’97 che parla di urgenza, con Berlusconi o con Grillo, allora ogni volta che sento qualcuno che dice di fare presto o che non c’e’ piu’ tempo, mi viene in mente Troisi in Non ci resta che piangere: "mo' me lo segno".

Sunday, 3 March 2013

L’Italia dei Fantastici 4 e il suicidio di massa


Quando Steinbruck, riferendosi alle elezioni politiche Italiane, si era detto “inorridito della vittoria di due clown”, Napolitano si e’ talmente risentito da cancellare un incontro gia’ programmato.
I giornali, i politici, tutti ad applaudire la difesa della dignita’ dell’Italia del Presidente.

...ipocriti, incoerenti, tutti. Falsi.
La storia dei due clown l’avevo sentita sulla BBC il giorno prima. Enrico Letta congratulava Napolitano per la presa di posizione su Steinbruck, e la sera rilasciava un’intervista misera di contenuti a quelli che per primi avevano utilizzato il termine “due clown”
Il giorno dopo le dichiarazioni di Steinbruck, The Economist esce con un articolo sull’Italia utilizzando la parola clown, e qui, i giornalisti che congratulavano Napolitano per la presa di posizione, ben si son guardati da criticare o dire rifiutatevi di comprare The Economist. In questo io vedo un preoccupante, che lo dicano o meno, risentimento generalizzato della classe politica, e non solo, verso la Germania. E questo, purtroppo, e’ vero non solo in Italia, ma anche in tutto il Sud Europa.

Personalmente, non credo l’Italia abbia due clown. Credo che il parlamento sia lo specchio della popolazione, sia la fotografia dell’Italia, di quello che siamo.

Berlusconi impersonifica quello che l'italiano in media vorrebbe essere: ricco, famoso, con la moglie bella e  giovane, e con una dozzina di amanti. L’eta’ non conta, tanto ci pensa la Pfizer con la pasticca blu. 
La gente lo vota sia perche' crede e spera che anche loro, un giorno, saranno cosi’, sia perche' se sei di destra, in italia non hai altro a cui dare il voto.
Berlusconi, vuoi o non vuoi, e’ come Bernie Ecclestone, e' un Naomo. Nessuno critica Ecclestone per quel che e’, anzi, tutti gli girano intorno come mosche, lo congratulano, e forse lo invidiano. 
L’associazione della figura politica di Berlusconi a quella da luci della ribalta, da Naomo, ha fatto in modo che la politica economica, il governo, avessero poca importanza. Gli istinti, specie se carnali, sono alla base di tutto e lo scopo e’ la loro soddisfazione. E’ come dire che lo zoccolo duro del PdL sta nel DNA degli Italiani, nella nostra cultura: siamo un popolo di puttanieri.

Grillo impersonifica quello che l’italiano e’ in media dentro un bar: un tuttologo nella maggior parte dei casi incompetente. Parla di economia come se avesse la bibbia in mano: se facciamo come dico io, staremo tutti meglio. Il come dico io sono bestemmie economiche del tipo: se usciamo dall’euro la lira si rivaluta perche’ gli investitori compreranno titoli di uno stato sovrano che puo’ sempre ripagare il proprio debito. Mi dicano in base a quale principo o in quale testo di macroeconomia (da Marx a Smith) lo hanno letto.
Oppure in riferimento al debito parla di mettersi a tavolino e discuterne, cioe’ dire ai creditori, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato. Ma si, facciamo come l’Argentina. Poi quando nessuno ci prestera’ piu’ i soldi per pagare le pensioni sara’ per colpa degli speculatori, no? E’ chiaro, ti dicono di guardare l’Islanda, no? Pero’ si dimenticano di dirti che le differenze tra Islanda e Italia non sono di natura geografica, bensi’ di natura economica. Un paese di pescatori energeticamente quasi autosufficiente il cui debito non e’ il terzo debito pubblico al mondo: insomma, proprio uguale all’Italia no.  
Grillo e’ pericoloso si. E’ pericoloso perche’ non conosce la storia e le conseguenze di scelte fatte dalla classe politica di cui ora lui e’ parte e di cui sara’ responsabile. Le similitudini tra Euro e Gold Standard sono economicamente cosi’ evidenti che dovrebbero far ben guardare Grillo dal dire e voler fare certe cose.
Grillo sta convogliando la protesta scaturita dall’austerity. Come negli anni ’30 la protesta sembra quasi incontenibile lasciando spazio ad un’ondata di nazionalismo che allora favori’ la politicizzazione dei debiti al fine di rinnegarli. 
Gli anni ‘30 si caratterizzarono per la frattura dell’allora globalizzazione e il disfacimento del Gold Standard. Le nazioni che un tempo collaboravano iniziarono ad agire in maniera autonoma sia dal punto di vista politico che economico ingaggiando “guerre” sui cambi, “guerre” sul commercio estero ed infine veri e propri conflitti militari, culminati con la seconda guerra mondiale dalle cui ceneri nacque l’Europa. [Clicca qui per post sul Gold Standard]

Il PD impersonifica l’italiano che in media si sente di essere superiore per quel che legge, ascolta e fa. Le sue conoscenze sono teoremi, cioe’ vere, e provare il contrario e’, a detta loro, frutto di convinzioni rispettabili ma non condivisibili.
Questo atteggiamento, proprio del cavallo con i paraocchi, ha fatto si che il pettinatore di bambole, coadiuvato da due esponenti economici di primo piano, considerasse le elezioni pettinate e vinte, mentre vaneggiavano e/o implementavano ricette economico-fiscali fumose frutto di ideologia (la loro).
Cosi’ come ho paura di Grillo che non guarda al parallelismo storico con gli anni ’30, ho paura di un professore di Economia, Boccia, che sostiene che la separazione tra banca commerciale e banca d’affari sancita da Roosvelt nel 1933 non fu frutto della reazione politica alla crisi finanziaria degli anni ’30. [Clicca qui per vedere email]
Ma ho paura anche di chi dovrebbe regolamentare il mercato finanziario e pretende di conoscerlo ma non ne sa il meccanismo, Fassina ad Omnibus ad Agosto del 2011 ne e’ l’esempio. Il vantarsi della Tobin Tax come segno di civilta’ e’ una illusione per i poveri. Razionalizzazione delle tasse, accorpamento in numero, riduzione per onerosita’, questo e’ quello di cui l’Italia avrebbe bisogno.
Forse non avrebbe avuto lo stesso effetto “pifferaio” sull’elettorato, ma portare il capital gain al 20 o 25% su tutti gli strumenti finanziari (oggi al 12.5% su titoli di stato e 20% per il resto) avrebbe avuto lo stesso effetto, semplificato e non complicato, facendo pagare chi guadagna e non indipendentemente dal fatto che guadagni o perdi. Grazie alla complessita’ della Tobin Tax targata PD, a Milano i volumi crollano e l’indice perde l’1,6% contro lo 0,6% in media in Europa. Ma non importa, adesso sono gli speculatori che pagano, dimenticando pero’ di dire ai metalmeccanici e a Landini (che se ne frega dei mercati) che il loro fondo pensione oggi vale l’1% in meno...follia ideologica pura

Monti impersonifica l’italiano che in media negli ultimi trenta anni si e’ turato il naso ed ha votato, razza ormai sempre piu’ prossima all’estinzione visti i numeri.

C’e’ poi il partito del non voto, quello a cui fieramente appartengo dall’ormai lontano 1996, quello che ormai e’ grande tanto quanto il M5S. Qui dentro c’e’ l’italiano medio che, forse per ragioni diverse dalle mie, si aspetta e pensa che nessuno dei Fantastici 4 abbia la soluzione ai problemi di una economia che stagna da quando stagna il Giappone.
Ci sono persone che pensano che i problemi dell’italia non si risolvano con la politica stile Naomo, ne’ tantomeno rinnegando i debiti, ne’ tantomeno aggiungendo tasse, ne’ tantomeno tirando a campare turandoci il naso. L’italia necessita di una riforma strutturale del sistema impositivo, del sistema redistributivo e dell’utilizzo di risorse volte alla crescita del paese. L’Italia ha bisogno di un’altro Einaudi.

Tuttavia, visti i numeri e la composizione del parlamento gli scenari possibili sono le seguenti:
1)      Probabilita’ 75% Governo PD-PdL alias Monti Bis. Cioe’ una lenta agonia e ripetersi degli ultimi 20 anni che, se fallisse in riforme come legge elettorale e costi politica, consegnerebbe il paese a Grillo alle prossime elezioni
2)      Probabilita’ 25% Governo PD-Grillo che sarebbe la combinazione Default/Svalutazione e Tasse che economicamente vanno a braccetto (vedi svalutazione lira ’92)
Con o senza Grillo al Governo c’e’ necessita’ di riforme, soprattutto di quella dei costi della politica. Tuttavia il pericolo e’ quello che prevalga la logica qualunquista o logica che i costi sono nel numero (mi riferisco ai soli parlamentari e non ad altri organi quali le province o regioni,).
Si correrebbe il rischio di paragonare il parlamento ad un’azienda che per ridurre i costi ai minimi abbatte tanto quanto piu’ personale possibile, che in termini di democrazia significa rischiare di avere la rappresentanza negli uffici della Casaleggio piuttosto che in parlamento. [Leggi Montecitorio SPA]

Guardando l’Italia da lontano sono affascinato e incredulo nell’osservare come gli Italiani abbiano partecipato al piu’ grande suicidio di massa ribattezzato per l’occasione con il nome Elezioni Politiche.

Sunday, 13 January 2013

Da Dove Siamo Partiti, Dove Siamo Arrivati e Dove Stiamo Andando: Votando(li) e non

1992-1994 e’ il biennio in cui, una crisi finanziaria dovuta a malgoverno ed eccessi della classe politica, vede l’Italia fuori dallo SME e svalutare la lira. Gli italiani credono che muoia la Prima Repubblica e l’Italia volti finalmente pagina: Mani Pulite, la scomparsa della DC, del PSI, nuovi partiti e nuova legge elettorale, il Mattarellum.
L’anomalia del tutto Italiana, del passaggio alla Seconda Repubblica, si riscontro’ nel cambiamento che avvenne all'interno del sistema politico, piuttosto che nel cambiamento del sistema politico stesso.
Cosi’, le facce dei nuovi governanti erano si nuove ma non sconosciute, il loro modus operandi lo stesso di quello della classe dirigente precedente, il loro status quo non intaccato. Cosi’ come cambia il dittatore nel passaggio di mani tra padre e figlio, il passaggio alla Seconda Repubblica ha visto la vecchia classe dirigente scalzata dalla presunta nuova, che poi nuova non era, perché’ figlia della stessa che stava scalzando: erano i delfini.

2011-2013 la crisi di credibilità  dell’Italia e la conseguente crisi finanziaria mette a nudo il problema di malgoverno ed eccessi della classe politica, gli stessi della Prima Repubblica. La risposta che la politica cerca di dare, oggi come allora, sta nel cambiamento all'interno del sistema politico, anziché un cambiamento del sistema politico stesso. Cioè  il passaggio ad una Terza Repubblica che e’ solo di nome ma non di fatto, perché  sostanzialmente di diverso non ci sarebbe nulla.

Chi non ha la memoria corta dovrebbe ricordarsi ciò  che accadde nel 1996. L’oggi acclamato Presidente della Repubblica, Napolitano, seppur candidato in un collegio uninominale ed in tre collegi proporzionali non venne eletto, ma venne comunque nominato ministro degli interni. Cioè  se protestavi in piazza per questa cosa, ti trovavi li’ la polizia che, “democraticamente” mandata da Napolitano (non eletto), ti poteva riempire di mazzate. Di democrazia io ne vedo ben poca qui.
Oggi, leggo la notizia che Casini (8 legislature, 29 anni e 5 mesi da parlamentare) si e’ candidato come capolista in cinque Regioni. Che sarebbe successo se si votava con l’uninominale e non lo eleggevano come accadde per Napolitano? Lo avrebbero fatto passare in silenzio nominandolo Papa (cioe’ Presidente della Repubblica) con al conclave Fini Rutelli e D’Alema? In Italia tutto e’ possibile, il popolo italiano sembra ormai assuefatto accettando con fatalismo anche illegalità e cattivi servizi, percependoli come prassi [Einaudi].

Chi non vuole vedere una continuità  tra Prima e Terza Repubblica, chi non vuole capire che l’unico cambiamento sta all'interno del sistema politico faccia mente locale alla legge elettorale. Andrete a votare mettendo la croce su un simbolo non sapendo a quale faccia quella vostra croce sia poi associata. Non ti e’ permesso scegliere, le liste sono bloccate, c’e’ il premio di maggioranza, e le primarie non si sostituiscono ne’ curano le carenze del sistema elettorale che rimane sempre un sistema elettorale proporzionale con liste bloccate che decide la composizione del parlamento.
La classe politica sta tentando di rigenerarsi con i delfini che avanzano protetti dal sistema elettorale e controllati/protetti dagli elefanti della politica.
La legge elettorale, una legge che facesse scegliere il popolo non la voleva e non la vuole nessuno: il maggioritario, l’uninominale, fa paura. Due o tre partiti toglierebbero dalla scena, e dall'aggravio sul bilancio dello Stato, tanti padreterni che sarebbe ormai bene ora di licenziare.

E cosi’, come nel 1994 gli Italiani a 20 anni di distanza andranno a votare con una legge elettorale propria di un alchimista costituzionale, pensando, sperando di voltare pagina. Speranza vana, purtroppo.
La compagine che si appresta a presentarsi alle elezioni sembra ormai chiara cosi’ come chiari sono gli intenti di politica economica (almeno a grandi linee) dei contendenti.
Tutti dicono di abbassare le tasse, quindi se il vostro scopo nel votare e’ di vedere meno tasse, andare alla cieca (falsi invalidi e non), e mettere una croce su uno dei tanti simboli non fa differenza
Tutti parlano di crescita come soluzione al problema, quindi se il vostro scopo nel votare e’ di vedere il PIL correre vale quanto sopra.
Se lo scopo della politica economica e’ comune a tutti, le modalità  sono invece incerte visto che nessuno dice come farlo, se non Fermare il Declino di Oscar Giannino che, indipendentemente dall'esserne in comune accordo, usa bene numeri per descrivere un’idea e la sua fattibilità.

Che la speranza di voltare pagina sia vana, lo dice il fatto che nessun partito parla, in maniera concreta, del cambiamento del sistema politico stesso. Anche qui forse c’e’ un’eccezione. Tutti tranne Grillo, indipendentemente dall'esserne in comune accordo,  sono per facce nuove dei governanti ma non sconosciute, il loro modus operandi lo stesso di quello della classe dirigente precedente, il loro status quo non intaccato.
Con promesse economiche vane o irrealizzabili perché  portate avanti da un partito che ahimè, avrà, se nessuna, una minima rappresentanza, e la speranza di cambiamento riposta nel genovese che era marcito nello yogurt gli Italiani saranno costretti a confrontarsi con un teatro politico non dissimile da quello dei 30 anni passati. Grillo magari fa ridere, e’ un bravo comico, ma gli italiani, l’Italia, non ha bisogno di ridere, non c’e’ da ridere c’e’ da piangere.

A destra e sinistra ci sono frammenti di partiti che grazie al sistema elettorale andranno soli per potersi “finanziare elettoralmente” cioè  continuare a mungere la vacca Stato a vantaggio del popolo a detta loro. Fatti salvi questi, gli schieramenti, con annesse accozzaglie di cui sopra, sono:
  1. Lega-Berlusconi (o prestanome): addossano le colpe dello stato di cose all'Euro e alla Germania. Soluzione? Uscire dall'Euro
  2. Monti: appoggiato dai nonni della politica, Fini Casini, insieme 60 anni da parlamentari, addossa le colpe dello stato di cose alla mala-gestione politica, quasi un je m'accuse, visto che loro con Berlusconi ci hanno governato. Soluzione? Quella precedentemente applicata: false liberalizzazioni, false riforme, tasse.
  3. PD: con l’aurea vagamente di sinistra addossa le colpe dello stato di cose alla mala-gestione politica e finanza. Soluzione? Si differenzia da Monti perché  non vuole liberalizzazioni anche se false, ma vuole false riforme e tasse. La finanza andrebbe cancellata (Boccia-Fassina) perché’ quello che non capisci va eliminato
  4. Sinistra: la più’ frammentata, accozzaglie di partiti e partitini che proclama la necessita’ di esistere perché  rappresentano una categoria, la cui numerosità’ e’ irrilevante, che addossa le colpe dello stato di cose all'Euro e alla finanza. Soluzione? Uscire dall'Euro, default
  5. Grillo: sostiene che lui non conta, ma ha formato una classe di politici che lo ascolta e concorda su quanto dice. Addossa le colpe dello stato di cose all'Euro e alla mala-gestione politica. Soluzione? Uscire dall'Euro, default, statalizzazione con ritorno forse al modello IRI che ha poi partorito Prodi (collegamento Prima-Seconda Repubblica)

Chiaramente l’Italia politica che uscirà  fuori dalle urne vedrà  formare un governo PD-Monti che e’ chiara continuità  con le passate gestioni politiche, viste le facce. Tuttavia questa compagine non e’ più  fragile di quanto poteva essere quella di un precedente governo degli ultimi 20 anni. Si pensi alle differenze sulle false liberalizzazioni tra i due schieramenti con Monti che chiede la testa del responsabile economico del PD Fassina (a ragione secondo me). Quanto dura un governo cosi’? Un anno, forse qualcosina in più  poi torniamo a votare di nuovo con questa legge elettorale che farà  cementificare i nuovi delfini mandando in pensione i nonni, senza che il sistema politico sia cambiato davvero.

Dall'altro lato queste elezioni potrebbero anche rappresentare il punto di svolta per l’Italia. La crescita scordatevela, meno tasse pure, non accadrà . Il 2013 sara’ come, se non peggio del 2012. Il gettito fiscale e’ inferiore alle stime e quindi il mancato incasso dovrà  esser preso da qualche parte (10 miliardi di manovra o più). Le tasse che hanno fatto forza nel 2012, l’IMU, fara’ ridurre i consumi più  quest’anno piuttosto che l’anno passato a causa di una reazione ritardata della popolazione alla tassazione: si riduce il consumo a favore della tassazione dopo che il pagamento e’ stato effettuato. L’economia e’ allo stremo e il discontento continuerà  a crescere piuttosto che recedere. In tutto questo chiunque fuori dal duo PD-Monti e’ accomunato dalla soluzione “uscire dall'Euro”
Il pericolo reale e’ che questi partiti facciano, indipendentemente dall'essere di destra o di sinistra, fuori dal parlamento, quello che non sono in grado di fare da dentro perché  politicamente non amalgamabili. Chiamare gli Italiani alle urne con un quesito referendario sull'Euro  il cui esito e’ incerto, ma che recenti pools indicavano come quasi il 50% degli Italiani fosse a favore dell’uscita dall'Euro.

L’Italia purtroppo non ha bisogno degli imbalsamatori, dei conservatori e templari dello status quo. L’Italia non ha neanche bisogno di uscire dall'Euro, perché  non e’ l’Euro il problema, ma e’ il malgoverno della nostra economia il problema. Se il gommista non ti monta la ruota bene, non e’ la gomma che va sostituita, ma il gommista. Quando i tempi finanziari erano rosei avremmo potuto allungare la vita del debito pubblico di 5 anni almeno, finanziandoci a tassi fissi bassissimi e riducendo al minimo se non annullando la possibilità  della crisi. Se non lo abbiamo fatto non e’ colpa dell’Euro, e’ colpa nostra, dei nostri politici. Sono loro da cambiare, non la valuta.

E adesso signori miei, con queste prospettive andrete a votare, turandovi forse il naso, non sapendo che nessuno dei papabili e’ ciò  di cui l’Italia ha bisogno: qualcuno che riformi il paese realmente. Qualcuno che cambi il sistema politico (grazie ad una legge elettorale normale e riforme) e che rivisiti la parte fisco/tributaria del paese. Nominare Einaudi non e’ un caso, le sue politiche furono radicali, cosi’ come oggi dovrebbero esserle per l’Italia. L’italia necessita di una riforma strutturale del sistema impositivo, del sistema redistributivo e dell’utilizzo di risorse volte alla crescita del paese. In altre parole l’Italia necessita di un nuovo risorgimento. Per fare questo bisogna essere abili e non ottusi, citando Einaudi, non si può essere mai né liberisti, né interventisti, né socialisti ad ogni costo; ogni problema darà luogo ad una soluzione sua propria, dettata da un appropriato calcolo di convenienza.
Il sistema impositivo italiano e’ chiaramente iniquo. E’ un groviglio inestricabile anche per un’Azzecca Garbugli  E’ mal gestito in quanto ad ogni entrata da tasse inferiore alle attese fa seguito una nuova tassa. Il problema non e’ da dove si prendono i soldi, e’ come si prendono.
Risolvere questo problema non e’ semplice, ma e’ chiaro che, sempre citando Einaudi, “semplificare il groviglio delle imposte sul reddito e’ la condizione essenziale affinché  gli accertamenti cessino di essere un inganno, anzi una farsa. Affinché  i contribuenti siano onesti, fa d’uopo anzitutto sia onesto lo Stato. Oggi, la frode e’ provocata dalla legge”
Il sistema fiscale va in qualche modo riscritto. Chi per partito preso nomina o prende a calci la patrimoniale dovrebbe un attimo pensare bene a cosa sia e cosa si vorrebbe ottenere da essa. La patrimoniale [clicca qui permaggiori info] se usata per l’eliminazione del groviglio fiscale, consentirebbe, oltre alla semplificazione del sistema fiscale,  anche un immediato riequilibrio del gettito tra imposte dirette e indirette riducendo le seconde e redistribuendo equamente il carico fiscale delle prime tra reddito e rendita generata dal patrimonio. L’Italia farebbe un passo che gli consentirebbe di recuperare quel terreno perso nei passati 20 anni perché’ risorse economiche verrebbero liberate a favore di spesa, consumi ed investimenti.

Invece no, ancora una volta saremo condannati alla sopravvivenza, per altri 20 anni almeno, finché  i delfini di oggi saranno i vecchi di domani che traghetteranno, ancora, l’Italia, nelle mani della sopravvivenza per il popolo e degli allori per i governanti il cui falso litigio quotidiano e’ parte dello show trasmesso in TV e raccontato ogni giorno sui giornali, con cui la popolazione viene illusa ed affamata.

Sunday, 9 December 2012

Monti, la crisi di governo e lo spread - Storie di correlazioni taciute*


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*Un mio commento ad un’articolo di Massimo Preziuso su Innovatori Europei relativamente all'indifferenza dello spread alla possibile crisi di governo

si e’ trasformato in un’articolo su l’unitá.com


precisazioni su quello che intendevo 
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Il mio commento all'articolo di Massimo Preziuso era relativo al fatto che, a mio avviso, non considerava la BCE all'interno della determinante dello spread.

“Non che la politica interna non conti nulla”, ma se avessi avuto un’equazione per determinare il livello dello spread, dove le variabili sono governo e BCE, allora potrei dire che l’influenza della BCE come variabile dell’equazione e’ cresciuta nel tempo. La rilevanza empirica della cosa sta nei minimi dello spread, o nei suoi cambi di direzione, che sono stati ultimamente influenzati, almeno sembrerebbe, piu’ da Draghi che da Monti

Come sosteneva Massimo, e il mio commento era relativo anche a questo, lo spread sembra essere indifferente, freddo, alla possibile fine del governo Monti. Io nel mio commento al post di Massimo, facevo riferimento alla “freddezza” relativame
nte al nome del fantino e non del cavallo per usare in termini ippici, dove il fantino e’ il governo e il cavallo e’ la politica economica. – Nota che per politica economica intendo il fine/scopo della politica economica, cioe’ una politica di risanamento del bilancio e di contenimento del debito, e non il mezzo.

Il mio commento al post di Massimo, non voleva certo sottolineare che una eventuale “discontinuitá” dalla politica economica attuale sarebbe o e’ irrilevante ai fini dello spread, ne’ tantomeno voleva nascondere l’evidenza negando la presenza di problemi strutturali dell’Italia.
Se lo scopo dell’attuale politica economica e’ il risanamento del bilancio e il contenimento del debito, a mio parere, il mezzo attraverso il quale e’ stato raggiunto, non ha affrontato quelli che erano e sono i problemi strutturali dell’Italia.
Il fine e’ stato raggiunto semplicemente implementando una nuova tassazione su un sistema fiscale esistente e attraverso risparmi alla spesa per via di tagli. “Ristrutturazioni” vere e proprie non ne sono state fatte, almeno a mio parere
L’Italia, in realta’, e’ l’unico dei paesi “periferici” dove il costo del lavoro per unita’ (unit labour cost) non e’ sceso, e dove la percezione della corruzione e’ incrementata rispetto allo scorso anno
e dove, checche’ se ne dica, aveva gia’ un avanzo primario gli anni passati e non solo con Monti http://sdw.ecb.europa.eu/quickview.do?SERIES_KEY=121.GST.Q.IT.N.D1300.PDF.D0000.CU.E


Che l’azione della BCE sia stata promotrice della riduzione degli spread non solo in Italia, ma in tutta Europa, si vede anche dai Bonos spagnoli dove lo spread rispetto al bund si e’ ridotto in maniera significativa a partire dal picco del 24 luglio

La notizia rilevante per i Bonos spagnoli, cosi’ come per i BTP a luglio, e’ stata la dichiarazione di Draghi e la messa in piedi di una difesa della BCE sui titoli di Stato.
Il differenziale tra Bonos e BTP di certo non e’ di natura politica (cioe’ non deriva dalla politica economica visto che e’ austerity sia in Spagna che in Italia) quanto di problemi strutturali diversi tra i due paesi e la presenza proprio di quell’avanzo primario che la Spagna non ha e che fintanto che non lo raggiungera’ vedra’ il suo debito crescere piu’ rapidamente perche’ il disavanzo di oggi diventa e si aggiunge al debito di domani

Nelle parole di Draghi di Luglio c’erano evidenti segnali che a patto di prestabilite condizioni la BCE avrebbe acquistato i titoli di stato sul mercato per contenere i tassi ad un livello sostenibile. Queste pre condizioni sono propio il fine della politica economica, ma non certo ne costituiscono o ne definiscono il mezzo attraverso il quale raggiungere l’obiettivo, ne’ tantomeno impongono la presenza di un individuo per raggiungere l’obiettivo.
Stante queste premesse e’ chiaro che un paese deve perseguire il fine come pre condizione agli aiuti in caso in cui ne abbia bisogno. Questo riduce notevolmente il livello di “incertezza”, parola non tanto amata dal mercato. All’interno della certezza data dalla BCE e dall’aderenza alla politica economica (ripeto il fine e non il mezzo), e’ certo che una crisi di governo di un paese membro, genererebbe si’ incertezza, ma non certamente un’incertezza tale da destabilizzare l’intero sistema finanziario. Da considerare poi che l’incertezza politica (e non di politica economica) in italia era presente prima ancora della crisi di governo in quanto la legislatura stava giungendo al termine. Quindi ancora, una crisi di governo, a mio avviso, fa si incrementare l’incertezza e sicuramente lo spread ma non in maniera esponenziale se il fine della politica economica non cambia e visto soprattutto il fatto che a votare entro maggio si dove andare comunque

Che la BCE garantisca acquisti illimitati a prestabilite condizioni non certo significa che la BCE “rimborsa” i titoli di Stato, anche perche’ chi “rimborsa” e’ chi ha contratto il debito e non qualcun’altro. Nella cancellazione del debito Greco, il write off ha interessato tutti (se non sbaglio con la sola eccezione dei titoli detenuti dalla BCE acquistati nel tentativo di contenere la crisi Greca)

Che lo spread sia stato una minaccia e utilizzato come capro espiatorio per il fine della politica economica non sono d’accordo. Il debito e’ una cosa reale, i soldi li abbiamo presi a prestito e dovremo restituirli e continuare ad indebitarci per preservare lo status quo non era certo possibile. La cura dimagrante dello stato sociale e’ stato il mezzo, ma non e’ certo l’unico per raggiungere il fine. Per riutilizzare l’analogia ippica, il fantino non sceglie il cavallo, ma sceglie se andare al trotto o al galoppo per raggiungere la propria destinazione.

Non so se perche’ con la mani legate o per scarsa volonta’ o per giochi interni dei partiti, ma a mio avviso il governo del passato anno non ha avuto il coraggio, quel coraggio che oggi servirebbe alla politica italiana per rimettere in moto un paese fermo al palo da un ventennio, dall’ultima svalutazione competitiva della lira, un coraggio dettato non dalla logica della conservazione della classe politica ma dalla logica del rinnovamento e rimodernamento dello stato volto al rilancio dell’economia, senza tralasciarne la nutura ne’ trascurane l’aspetto sociale proprio della nostra cultura

Il governo che verra’ dalle urne (se mai ci sara’ governabilita’ e se mai i partiti decidessero di avere una legge che la consenta la governabilita’ abbandonando i calcoli probabilistici per la conservazione della propria “quota” in parlamento) avra’ l’arduo compito di far calare il costo per unita’ di lavoro (unit labour cost) se vorra’ rilanciare l’economia, mentre se si limitera’ alla conservazione dello status quo attraverso l’imposizione aggiungendone all’attuale, allora l’Italia avara’ perso un’altra opportunita’ di rinnovamento, la stessa opportunita’ avuta e non sfruttata negli anni ’90.

Una cosa e’ sicura, la strada che l’Italia si accinge a percorrere e’ certo accidentata

Monday, 23 July 2012

Il proibizionismo sbarca in borsa, o no?

Oggi la Consob, in una mossa per prevenire il peggio, quando la borsa sembrava il campo di battaglia di una guerra d’altri tempi, e’ ricorsa al proibizionismo vietando le vendite allo scoperto sui titoli finanziari. Vendere allo scoperto significa vendere una cosa che non hai, di cui non ne hai la titolarita’
A chi urla speculazione (e queste transazioni fanno parte delle scommesse) sicuramente suona come dolce musica per le loro orecchie perche’, e’ per cosi’ dire, una sorta di ammissione, facendo di tutta l’erba un fascio della finanza e mondo bancario.

A queste persone vorrei ricordare che il proibizionismo, sotto ogni forma e per ogni bene, non ha mai prodotto i risultati voluti: l’alcool, la droga (il tabacco e’ una droga), la finanza, il mercato, sono tutte cose che vanno regolamentate e non vietate, ma per regolamentarle bisogna conoscerle. E se pensate che nella proibizione sta la soluzione ecco cosa succedeva ieri e cosa succedera’ domani:

IERI
Sul mercato c’e un titolo X che quota 10 euro ma io penso che il prezzo scenda. Se volevo vendere allo scoperto il titolo X andavo sul mercato e lo vendevo pur non avendolo, incassando 10 euro dalla vendita. Ho 10 euro in tasca

OGGI
Voglio vendere il titolo X ma mi e’ vietato. Tuttavia il titolo X fa parte dell’indice FTSE MIB che e’ composto da 3 titoli X, Y, Z. Per semplicita’ ogni titolo vale 10 euro. Per trovarmi nella stessa situazione di ieri, oggi vado sul mercato e vendo il FTSE MIB incassando il valore di X, Y e Z, cioe’ incasso 30 euro e al contempo con quei soldi compro il titolo Y e il titolo Z pagando 20 euro. Risultato netto? Ho 10 euro in tasca avendo di fatto venduto il titolo X

Che qualcuno salvi gli italiani, perche' da soli lontano non andiamo